Al Milan non resta che cantare "Toro, Toro"

Non fu fatale questa Verona, dove non siamo riusciti a piegare nemmeno un roccioso quartiere. Alla prossima ci toccherà vedercela con tutta la città.
22 AGO 20
Immagine di Al Milan non resta che cantare "Toro, Toro"
Non fu fatale questa Verona, dove non siamo riusciti a piegare nemmeno un roccioso quartiere. Alla prossima ci toccherà vedercela con tutta la città. Avessimo perso, ricorderemmo l’evento con dolore e non con la noia abissale, il sentimento di fastidio di fronte alla ricca galleria di smarronate, passaggi sbagliati, rinvii a campanile, tackle perennemente in ritardo, svogliatezza individuale e collettiva. Diavolo cornuto, barzotto e depresso si è potuto riprendere solo guardando meravigliato, ammirato poi commosso animale egualmente cornuto: un Toro indomabile, eroico in Spagna dove lo davano per matato e dove invece matò, che dopo quell’impresa ne ha infilata un’altra. Sfiniti, sulle rotule, ma pronti a combattere fino alla morte, un toro con un progetto vero, cuore e cojones. Ragazzi fantastici, una linea difensiva e di centrocampo che noi ce la sogniamo, e un direttore d’orchestra, Ace Ventura, immenso, come non ne nascono più da tempo. Il diavolo è in piedi dunque e con famiglia amici e vicini canta in coro “toro, toro”.